l’Isola

In principio fu la ferrovia

Il quartiere di Milano Isola si sviluppa tra la seconda metà dell’800 e la prima del ‘900. Anche il nome deriva da un fatto di quel periodo: la costruzione della ferrovia nel 1865 che divise e isolò, per l’appunto, il quartiere dal resto della città. Inizialmente corso Como e via Borsieri (che comprendeva anche l’attuale via Thaon di Revel) erano una strada unica in direzione di Como. Pensate che in origine il Santuario di S. Maria alla Fontana, iniziato nel 1507, era conosciuto per le cure con le acque (una sorta di Terme fuori le mura). Dicevano che i ricchi si curavano qui e i poveri in centro (La Ca’ Granda, attuale Università Statale era infatti “l’ospedale dei poveri”). Non è dunque l’acqua (seppure il Seveso portasse ogni tanto alluvioni) a fare dell’Isola “l’Isola”. Sono la Ferrovia, che riduceva i passaggi tra quartieri, e i ponti pedonali stretti che isolavano l’Isola.

La fonderia

Ne sa qualcosa la Fonderia dei fratelli Barigozzi (ora in Thaon di Revel 21, Museo di archeologia industriale privato), che ereditò lo spazio sequestrato al Santuario da Eugenio di Beauharnais (figliastro di Napoleone e vicerè d’Italia) e trasformato in fonderia di bronzo dove lavoravano più di 200 martinitt (primo esempio di fabbrica moderna a Milano – 1807). La Fonderia Barigozzi ottenne in subappalto (in quanto più grande fonderia di Milano e unica in grado di realizzare, senza saldature, un’opera così grande) la realizzazione della statua in bronzo di Re Vittorio Emanuele II a cavallo per la piazza del Duomo. Terminata nel 1893 su progetto di Ercole Rosa (che poi mori), la statua fu in realtà posizionata solo nel 1896, non solo per l’incertezza di dove posizionarla (Duomo? Palazzo Reale?) ma, soprattutto, per la difficoltà di spostarla dall’Isola al Duomo (attraversando uno stretto e ripido ponte). Alla fine il problema fu risolto da due “schiacciasassi” a vapore che trainarono il carro con la statua equestre.

Il cimitero

Un altro luogo storico dell’Isola era il cimitero della “Mojazza” (così detto per il terreno fangoso), che sorgeva tra l’attuale piazza Lagosta e la via Perasto ed era gestito dalla Chiesa di S. Maria alla Fontana. Personaggi illustri sono sepolti qui (Cesare Beccaria, Giuseppe Parini, Melchiorre Gioia, Francesco Melzi d’Eril) ma alla sua chiusura, il 22 ottobre 1895 (con l’apertura del cimitero monumentale), il trasferimento delle salme illustri fu praticamente impossibile. Solo una lapide, nel cortile della casa popolare di piazza Lagosta 1, ricorda questi celebri milanesi.

Quartiere operaio

All’inizio del ‘900 l’Isola fu soprattutto un quartiere “operaio”, favorito dalla vicinanza con grandi fabbriche come la Tecnomasio-Brown-Boveri (via De Castilia), la Pirelli (via Ponte Seveso) e la Elvetica (via Melchiorre Gioia). Seguendo i dettati del primo piano regolatore di Milano (Beruto, 1889) gli isolati erano regolari (circa 120x100m), il piano terreno su strada fu dedicato a negozi e botteghe artigiane, con magazzini più ampi verso le corti interne. I piani superiori, destinati alle abitazioni, erano di due tipi: a ballatoio (per le piccole e affollate case “operaie” con servizi all’esterno) o a pianerottolo (per il ceto medio con due/quattro locali e i servizi privati). Molti architetti del “razionalismo milanese” si sono espressi all’Isola negli anni Trenta (Terragni, Lingeri, Griffini, Manfredi, Baldessari e Giò Ponti).

La Resistenza

Molto attivo nella Resistenza, il quartiere ha dedicato ai caduti molte lapidi e un monumento inaugurato il 25 aprile 1972 in via Sassetti/MM Gioia e ora posizionato (anche grazie al DUC e a Fondazione Catella) in piazza Segrino (dal dicembre 2009).

La “ligera”

Tra guerra e dopo guerra il quartiere ha avuto fama di essere “base” della “ligera”, la “mala” milanese di cui hanno cantato Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Giorgio Strheler, Ornella Vanoni, Walter Valdi, Nanni Svampa. In effetti Ezio Barbieri (tuttora vivente) fu considerato nel ’45-’46 “il pericolo pubblico n.1”. Soprattutto per la spettacolarità dei suoi colpi effettuati con una Lancia Aprilia nera targata 777 (il numero telefonico per chiamare la volante…). Le sorelle di Barbieri (che parteciparono anche a concorsi per “miss”) gestivano una trattoria, il Cavallino Bianco, in Porro Lambertenghi. Catturato e condotto a San Vittore, Barbieri fu protagonista della “Pasqua Rossa”, una rivolta del carcere della Pasqua del 1946, su cui scrisse uno dei suoi primi romanzi Alberto Bevilacqua.

Il Dopoguerra

Nel 1953 il Piano regolatore prevedeva lo spostamento della ferrovia con la nuova stazione Garibaldi e una bretella a sei corsie che favorisse il collegamento col centro. Iniziarono dunque espropri, demolizioni e lotte contro la scelta. Altri espropri e trasferimenti fecero seguito ai lavori per la MM2 verde. Il tutto ha contribuito a determinare una significativa presenza di demanio comunale con case in affitto all’Isola che contribuisce a mantenere il mix sociale. All’Isola, infatti, la cosiddetta “gentrification”, ovvero il miglioramento fisico del patrimonio immobiliare, il cambiamento della gestione abitativa da affitto a proprietà, l’ascesa dei prezzi e l’allontanamento o sostituzione della popolazione operaia esistente da parte delle classi medie è avvenuta in modo soft.

L’Isola oggi

Oggi l’Isola è un quartiere che ha mantenuto un “sapore” storico di rione novecentesco, con vie strette, con velocità di traffico spontaneamente limitata, con una vita popolare e su strada di cui i negozi di vicinato e il mercato di bancarelle sono l’anima. La presenza associativa e culturale all’Isola è più che mai viva. Ci sono diverse librerie, due teatri che fanno spettacoli sia per adulti che per ragazzi: il Teatro Verdi di via Pastrengo 16 (che a inizio ‘900 era sede della corale Verdi), che dal 1975 è gestito dal Teatro del Buratto, e la Sala Teatro Fontana di via Boltraffio 21, che ha programmazioni dagli anni ’80 e dal 2000 è gestita dalla compagnia ELSINOR. Un Jazz Club legato ad un network internazionale, il “BLUE NOTE”, aperto nel 2003 in via Borsieri 37.

Le piazze

Il carattere e la natura delle piazze storiche del quartiere presentano forti specificità e rappresentano un sistema di spazi pubblici usato in maniera molto differente. Ciascuna piazza ha un carattere riconoscibile: Piazzale Lagosta è la piazza del mercato coperto realizzato nel 1946, che si tiene due volte a settimana, e rappresenta la porta di ingresso al quartiere per chi arriva in auto o in bus da nord; Piazzale Segrino è la “piazza del villaggio”, uno snodo veicolare da cui partono alcune delle strade più importanti per la vita quotidiana del quartiere, dove si trovano diversi negozi di prossimità e artigiani caratterizzanti il distretto urbano del commercio; Piazzale Archinto, la piazza verde, della sosta e dei bambini, da una parte un dehor, dall’altro il giardino curato dalla scuola che conferisce allo spazio pubblico il carattere di un “giardino sotto casa”; Piazza Minniti, la piazza che due volte a settimana cambia anima ospitando il mercato all’aperto; Santa Maria alla Fontana, la piazza del sagrato, all’incrocio tra le vie Boltraffio e Tahon di Revel.

Porta Nuova e il nuovo sistema di spazi pubblici

Contemporaneamente, dentro l’Isola (il “Bosco verticale” e la Casa della memoria in costruzione) e al suo confine (piazza Gae Aulenti, la torre Unicredit di Cesar Pelli, il “diamante” alle varesine) sta nascendo il nuovo centro di Milano, il luogo più servito dal trasporto (tre metro, il passante, le ferrovie), il nuovo skyline della città. La lunga e complessa storia urbanistica ed economica dell’ambito urbano di Porta Nuova ha depositato nello spazio una pluralità di elementi e di condizioni di contesto che ne hanno progressivamente orientato la sua potenziale vocazione di centralità milanese. Entro questo contesto Piazza Gae Aulenti, la piazza metropolitana, e Piazza Città di Lombardia, la piazza coperta, rappresentano, pur con molte differenze, una nuova tipologia di spazio pubblico a Milano.

Le ultime trasformazioni

Altri progetti in via di ultimazione stanno cambiando ulteriormente il volto del quartiere. Il primo è il Pavilion di Unicredit, progettato da Michele De Lucchi, che si propone come nuovo centro per la cultura e la socialità capace di attirare visitatori e utenti a scala urbana e metropolitana ma rivolta anche al quartiere e alle realtà locali più prossime. Il secondo è il parco, la Biblioteca degli Alberi disegnato da Inside-Outside, che vede una prima versione temporanea per la durata di Expò, per poi diventare il vero cuore su cui si affacciano le diverse anime dell’Isola. Il terzo è la Casa della Memoria, in via Confalonieri, inaugurata il 25 aprile 2015, sede delle associazioni di partigiani, reduci, istituti di cultura che vogliono mantenere viva la memoria della Resistenza e delle vittime del terrorismo.

Ad essi si aggiungono inoltre le stazioni della nuova accessibilità al quartiere dalla metropolitana: la nuova linea Lilla e le fermate della linea verde di via Pepe e di Garibaldi segnano opportunità di ingresso al quartiere nuove o da valorizzare.